Percorso 


 | Sala del Longhi Questa stanza può costituire un originale campo di raffronto tra due delle diverse anime del Settecento veneziano: quella rococò, allegorico-mitologica , spumeggiante e sensuale nella tela ovale a soffitto di Giambattista Tiepolo con Zefiro e Flora e quell'altra illuminata, e ironica, razionale e indagatrice, lucida e critica nelle tele "di genere" di Pietro Longhi che s'infittiscono sulle pareti. A soffitto, la tela con Il trionfo di Zefiro e Flora proviene da Ca' Pesaro e appartiene a un momento ancora giovanile nell'operato di Giambattista, negli anni trenta. La compresenza di Zefiro - uno dei quattro venti - e della dea dei fiori allude alla primavera e quindi alla fecondità. I colori sono trasparenti e squillanti; pezzi virtuosistici di bravura si alternano alle notazioni sensuali degli incarnati, alle piacevoli contrapposizioni di elementi e intonazioni di colore. Alle pareti, nella ricca serie di tele di Pietro Longhi, compare invece la vita quotidiana di ricchi patrizi e umili contadini, visite allo studio del pittore e il parrucchiere in azione, la conversazione domestica e le curiosità “esotiche e mostruose", i gruppi di famiglia e i concertini; insomma, un gran repertorio di situazioni, accidenti e piaceri. Al di là della gradevolezza di queste piccole scene il linguaggio indagatore di Longhi fruga e restituisce ai nostri occhi la forma e i modi di essere di una civiltà altissima, di una esemplare qualità della vita e, insieme, di una coscienza culturale tra le più consapevoli che sia dato storicamente di incontrare. Egli soprattutto eccelle negli straordinari interni domestici, vere e proprie vedute d'interni non meno lucide e razionali del vedutismo d'esterni canalettiano. I bei mobili della sala in lacca gialla con decorazioni a fiori e ricci rossi provengono da palazzo Calbo Crotta.

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